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LANGUAGE AND CULTURE

This part of our blog will be devoted to Italian language and culture. History, art, literature and the meanings and origins of some Italian words will be the themes addressed here.
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La storia delle miniere "a ferro" dell'Isola d'Elba

Posted by: emilio in Untagged  on

emilio
 

Una piccola storia delle miniere "a ferro" dell'Isola d'Elba dagli Etruschi agli anni 70', che si lega indissolubilmente alla storia di Rio Marina alle sue tradizioni, alla sua lingua attuale ed alla cultura di questo piccolo ed in parte "anomalo" paese di mare...

Le miniere dell'Isola d'Elba rientrano nel patrimonio dello Stato italiano in quanto provengono dall'incameramento dei beni del Granduca di Toscana, il quale a sua volta le acquistò dal principe Ludovisi Boncompagni.

 


Carlo Emilio Gadda e le Isole Toscane

Posted by: emilio in Untagged  on

emilio
 

Nel "Castello di Udine", suo secondo libro (1934), Gadda ritorna sull'esperienza per lui cruciale della Grande Guerra. Seguono poi sei "pezzi" anch'essi da leggersi come altrettanti capitoli di quell'unica, tenera e furente enciclopedia dell'uomo che il grande ingegnere milanese è andato scrivendo tutta la vita. In particolare "Tirreno in Crociera" ironiche note di una crociera nel mediterraneo, colpiscono nel passaggio dedicato alla descrizione delle Isole Toscane (Elba, Giannutri, Montecristo e Gorgona), con pungenti e lievi note a costellare un racconto di rara "prosa poetica".

Singolare nota quasi a chiosa di un possibile "luogo letterario" è il nome della nave a bordo della quale Gadda compie il suo viaggio nel 1931: è "Il Conte Rosso", celebre transatlantico degli anni 30" legato a doppio filo con la storia di Rio Marina e della Marineria Riese (ma di questo Vi parlerò in seguito).





E così, lasciata la Lanterna, forme e luci del Tirreno e del suo litorale! Isole che la leggenda e la storia hanno proposto come tema ai nostri sogni migranti! Il programma divenne favola vissuta. Il buon nocchiero di Camogli, il comandante Olivari- lanciato un sibilante saluto alla sua terra e doppiato Portofino- ci ha involati attraverso l'arcipelago di Toscana fino ad incontrare la notte: cui la banchina di Civitavecchia e poi la via di Ostia segnarono di lunghe punteggiate luminose: mentre il cielo di Roma appariva ai pellegrini del nord nella sua chiarità goethiana, e le stelle però oggi vi impallidivano sopra, dentro l'albore esalante dal soglio capitolino verso le altitudini della notte, dono del Nera, fatica delle potenti centrali.
Dal Tirreno, ch'era in vena pomeridiana di turchese più non fosse di indaco, la Gorgona, la Capraia, Montecristo, l'Elba, il Giglio, emersero l'una dopo l'altra come per segni d'incantamento, ripopolando d'ogni memoria ogni animo disposto all'antologia. Prime le due che fecero orrendo il vituperio, nel giambo di scortese del turista uscito per sempre di porta san Frediano; poi quella dove fumano gli alti forni da lei detti dell'Ilva e dove, presumibilmente, qualche sala semidorica, qualche medaglia, qualche desolato N., decorano la villa San Martino, recando memoria d'un villeggiante poco amico della villeggiatura. Lontano e circonfuso, dentro il tramonto, d'un nimbo di luce, aghi d'oro accecanti, lo scoglio di Montecristo e il suo smarrito tesoro: il tradito, nella bionda luce, vi ripensa il dì delle nozze. Ma per la luce perduta di sua giovinezza non è riscatto, nel mondo. Di contro l,argento del Monte Argentaro il Giglio, col suo Medioevo, mi dicono, e con il suo aleatico.
Non ci fu possibile invece d'incontrar l'isola dove a Calibrano apparve Miranda, l'isola coronata di tempeste, celata a ogni vista mortale: "isola favolosa, isola non trovata: che, come nessuna carta ne comporta il disegno, così nessun ingegno fu buono per approdarvi, né astrolabio o sestante, e nemmeno il trucco impareggiabile dell'amalfitano.







Itinerari nell'Elba orientale

Posted by: emilio in Untagged  on

emilio
 

Arrivando a Rio Marina dal mare, si coglie ad un primo sguardo una struttura urbanistica stretta ed obbligata tra il monte e la "piaggia" come qui si usa chiamare la costa, risultato di una centenaria battaglia tra la necessità di edificare in spazi esigui (qui si trovano le case antiche più alte dell'isola), e la perentoria istanza di non sottrarre terra alla miniera.
Le variopinte case con lunghe teorie di finestre del quartiere "Torre", sovrastate dal Monte Fico e gli stretti e luccicanti "carugli" del "Sasso" di genovese memoria, ci riportano ad un paese vivo ed aperto ai traffici marittimi con ogni parte del mondo; dunque crocevia di idee spesso in forte contrasto. Rioni antichi dai nomi storici come il quartiere "Centro" dove troviamo la Casa Valdese simbolo della tolleranza dei riesi nonché della loro predisposizione libertaria.
Forti contrasti e tinte accese così simili ai colori della miniera sono l'aspetto più caratterizzante di questo paesino, dove la gente vive ancora secondo ritmi misurati e discreti ma è pronta ad accendersi con lucida emotività, dove l'atavica diffidenza isolana sovente si apre a slanci di amicizia e generosità insospettabili, dove gli anziani che osservano il mare dai "voltoni" nelle tranquille e terse giornate invernali, dietro ad apparenti sguardi imperscrutabili sono pronti a narrare, quali inesauribili e vividi raccontatori, storie che ancora sanno emozionare.
La miniera luogo di fatica ieri ...oggi patrimonio mineralogico di eccezionale importanza storica e geologica.

Sin dall'antichità le popolazioni del bacino mediterraneo si sono contese questo territorio per la ricchezza di ferro scavando e sfruttando gallerie sotterranee prossime al mare, mentre in seguito l'escavazione è stata condotta a cielo aperto tramite l'abbattimento di grandi fette orizzontali di montagna, creando così un suggestivo panorama a grandi gradoni concentrici. 
E' in questo singolare quanto unico paesaggio che si sviluppano itinerari a piedi o con il cavallo, su una rete di antichi percorsi e strade minerarie di circa 35 km, incrociando vecchie stazioni di ricovero delle motrici, passando per incredibili laghetti dalla colorazione rosso cupo, alla scoperta delle tracce di forni etruschi tra i più grandi visibili all'Elba.
Ci butteremo in un bosco di macchia verde intenso per osservare dall'alto un misterioso pozzo di discesa ai cunicoli sotterranei e, continuando, arriveremo alla sommità del Monte Giove tra i ruderi di una antica torre di avvistamento.
All'interno e intorno al Parco Minerario di Rio Marina, anche gli amanti della m.t.b. troveranno salite mozzafiato e single-track nel bosco, half-pipe al Monte Calendozio e inediti passaggi sui "laghetti rossi"; così anche piacevolissime ed incantate passeggiate a cavallo sulle ippovie di recente costituzione.
Tra minerali di ematite e pirite, limonite e quarzo, tra i colori ocra e rosso scuro delle terre e l'azzurro del mare a contrasto del cielo, la possibilità per trekker biker e cavalieri di praticare il loro sport, in una parte dell'Isola d'Elba ancora tutta da scoprire. Proseguiremo poi per visitare il cantiere più a nord dell'intero distretto minerario, il Calendozio, dove il paesaggio ed i colori in netto contrasto col mare sottostante ci avvicineranno alle atmosfere del "pianeta rosso". La discesa verso la località "Il Termine" vera e propria fine della miniera della miniera segnerà la conclusione della prima parte dell'itinerario e l'inizio del percorso archeo-minerario in prossimità del piccolo borgo del Cavo, nostalgica frazione di Rio, dal classico sapore di amena località balneare.
Da Cavo riprendiamo in direzione Capo Vita e sul promontorio proprio di fronte all'isola dei Topi una insenatura dagli insospettabili colori tropicali. Siamo sulla Cala del Frugoso inizio dello splendido sentiero G.T.E. alla scoperta di una natura lussureggiante con scorci inaspettati sulla baia di Portoferraio; storica presenza il bellissimo mausoleo Tonietti dell'architetto Coppedè vestigia di una nobile famiglia locale.
In località Solana alta alle pendici di monte Grosso nella splendida valletta sopra Cala Mandriola, ammiriamo uno splendido tramonto sulla Corsica di struggente bellezza.
Proseguendo per il sentiero, ci colleghiamo a quota 247 m. con la vecchia strada che sino agli anni ‘50 era utilizzata per il collegamento quotidiano tra Cavo e la postazione militare posta sopra il Monte Grosso denominata "Semaforo".

Svoltando a destra si prosegue per la mulattiera che in circa 100 m. di dislivello ci consente di arrivare sulla cima del Monte Grosso. Il panorama che si offre al nostro sguardo è veramente notevole; dalle sottostanti insenature di Cala Mandolina, Cala del Pisciatoio, Cala Mandriola e Cala Cancherella, passando per l'isolina dei Topi di fronte al Cavo, alle due più grandi isole di Palmaiola e Cerboli, sino al promontorio di Piombino con la Val di Cornia e i monti del Campigliese.
Quasi in prossimità del "Semaforo" incontriamo sulla sinistra una costruzione abbandonata, un tempo punto di avvistamento e ricovero militare, dalla quale incantevole si apre una osservazione panoramica sulla rada di Portoferraio e, spaziando lungo la costa settentrionale dell'isola, sino al massiccio del Monte Capanne.