La storia delle miniere "a ferro" dell'Isola d'Elba
Posted by: Emilio Campolunghi in Untagged on
Aug 04, 2008
Una piccola storia delle miniere "a ferro" dell'Isola d'Elba dagli Etruschi agli anni 70', che si lega indissolubilmente alla storia di Rio Marina alle sue tradizioni, alla sua lingua attuale ed alla cultura di questo piccolo ed in parte "anomalo" paese di mare...
Le miniere dell'Isola d'Elba rientrano nel patrimonio dello Stato italiano in quanto provengono dall'incameramento dei beni del Granduca di Toscana, il quale a sua volta le acquistò dal principe Ludovisi Boncompagni.
L'attività di estrazione di minerali dell'Isola d'Elba sembra abbia avuto inizio alcune migliaia di anni avanti Cristo ad opera di abitanti provenienti dall'attuale Liguria e chiamati "Ilvates", da cui sarebbe derivato il nome "Ilva", antica denominazione dell'isola; di certo i resti di forni ed i cumuli di scorie ritrovati sul territorio dell'Elba testimoniano delle attività minerarie e metallurgiche che vi erano effettuate ai tempi degli Etruschi e poi dei Romani. Il tramonto della civiltà etrusca all'Elba si verificò nel III secolo allorché Roma pose sotto il suo dominio l'intero scacchiere alto tirrenico. Con l'età giulio-claudia si diffusero in tutto l'arcipelago toscano le residenze patrizie e per secoli fiorirono attività legate al mare: la decadenza dell'impero romano causò l'inizio di un processo di progressivo spopolamento in tutto l'arcipelago toscano. Concentrando l'attenzione su periodi più vicini ai giorni nostri, le attività di estrazione e lavorazione del ferro proseguirono con continuità nel seguito attraverso i governi e le dominazioni della Repubblica Pisana e della Signoria dei Medici (proprio a Cosimo dei Medici si deve nel 1543 la costituzione della "Magona del ferro" per la gestione delle attività estrattive e metallurgiche) fino alla svolta industriale che conduce alla nascita della Società Elba nel 1899, con la costruzione dei primi altoforni a Portoferraio (poi distrutti nel corso della seconda guerra mondiale) e poco dopo dello stabilimento siderurgico di Piombino. La prima guerra mondiale porta l'intensificazione della coltivazione del minerale con la ricerca e l'apertura di nuove miniere che raggiunge il suo culmine nel periodo della seconda guerra mondiale, che porta però anche la distruzione degli stabilimenti siderurgici: nel periodo seguente la seconda guerra mondiale inizia la lenta decadenza dell'attività estrattiva con la chiusura di alcune miniere fino alla chiusura nel 1981 della miniera del Ginevro, l'ultima a chiudere. Si è calcolato che dalle miniere dell'isola siano stati estratti da 80 a 100 milioni di tonnellate di minerali e, tenuto conto che fu utilizzato quasi esclusivamente il minerale in pezzatura, i quantitativi effettivamente scavati sono stati presumibilmente sensibilmente superiori. Allo stato attuale, le miniere non sono ancora esaurite: malgrado le ricerche siano state eseguite a meno di 100 m di profondità, le consistenze stimate dei giacimenti individuati sono tuttora notevoli e superiori a 18 milioni di tonnellate. Solo nella zona di Rio Marina l'attività estrattiva è continuata fino a qualche anno fa con la coltivazione di silicati di magnesio utilizzati come fondenti nel processo siderurgico.
Le miniere dell'isola d'Elba rientrano nel patrimonio dello Stato italiano in quanto provengono dall'incameramento dei beni del Granduca di Toscana, il quale a sua volta le acquistò dal principe Ludovisi Boncompagni.
Il primo appalto per la concessione delle miniere dell'Elba venne assegnato nell'anno 1888 all'armatore di Rio Marina cav. Giuseppe Tonietti.
Dopo la morte di Giuseppe Tonietti, il 14 maggio 1897 il nuovo appalto per la concessione delle miniere, a partire dal 1° luglio 1897, viene per pubblico incanto assegnato al figlio di quest'ultimo, Ubaldo, per un periodo di vent'anni; con contratto in data 9 novembre 1899, la concessione stessa veniva ceduta alla società ELBA e fu nel tempo stesso prolungata di 5 anni e cioè fino al 30 giugno 1922 e successivamente prorogata per ulteriori due anni fino al 30 giugno 1924.
Con un nuovo pubblico incanto, e con contratto del 28 giugno 1924 a decorrere dal 1° luglio, la concessione veniva accordata alla Società Concessionaria delle Miniere dell'Elba con scadenza 30 giugno 1934.
In seguito le concessionarie del compendio demaniale sono state:
ILVA - Alti forni e Acciaierie d'Italia fino al 30 giugno 1939;
Società Anonima Mineraria Siderurgica FERROMIN fino al 31 dicembre 1965.
L'ultima società concessionaria per l'estrazione del minerale fu la Società ITALSIDER (poi NUOVA ITALSIDER) fino al 31 dicembre 1982; a seguito dell'abbandono della coltivazione del minerale di ferro, la società Nuova Italsider, dopo contenzioso con l'amministrazione demaniale, fu nominata sequestrataria dei beni con provvediemnto del Tribunale di Livorno del 16 febbraio 1987.
A seguito di successivi fusioni ed accorpamenti societari, la titolarità dell'atto è passata all'ILVA SpA e di poi all'IRITECNA in liquidazione SpA; rientrano nella concessione demaniale, oltre alle miniere, ai terreni ferriferi ed al bosco di monte Giove, nel territorio comunale di Rio Marina, i fabbricati, le strade, i pontili di caricamento, le macchine ed in genere ogni attrezzatura stabile e mobile quale risulta dall'inventario peritale del 12 aprile 1927, con l'eccezione d alcuni lotti di terreno della superficie catastale complessiva pari a 50.310 mq venduti dal demanio alla società Montecatini in data 8 agosto 1968.
Al momento del passaggio dei beni dal Granducato di Toscana allo Stato Italiano, proprietà e privilegi del Granduca, relativi alle risorse minerarie dell'isola d'Elba, furono ereditati dallo Stato nella forma giuridica allora in atto; proprietà e privilegi granducali, indipendentemente dalla loro origine storica, furono trasferiti in base alla legge del 20 novembre 1859 n. 3755 che sanzionò la proprietà statale delle miniere granducali, trasferendole al Demanio dello Stato (Demanio Miniere) nonché l'automatico passaggio al Demanio dello Stato dei fondi sovrastanti i ritrovamenti minerari di cui lo Stato, attraverso un suo concessionario, avesse deciso lo sfruttamento, sia a cielo aperto sia con coltivazione in galleria.
In questa forma il vincolo legiferato nel 1859 assunse la caratteristica di vera e propria servitù sui fondi assoggettati a vincolo; tale specialissimo vincolo, caratteristico di tutta l'isola d'Elba e di altre poche zone della Toscana, consolidò la preesistente particolare situazione fondiaria di tutti i terreni dell'Elba, da secoli soggetti a forme di proprietà asservite a privilegi governativi connessi alla ricchezza mineraria del sottosuolo.
Lo Stato Italiano decise, più realisticamente, di limitare tale drastico vincolo minerario ai terreni dell'isola d'Elba di più consistente suscettività mineraria e, attraverso una commissione governativa, nel 1881 restrinse le zone vincolate ai perimetri tuttora efficaci di Capo Calamita, Porto Longone, oggi Porto Azzurro, Rio Marina - Cavo, limitando il vincolo ai soli minerali ferrosi ("piano Caratti").
Oltre alle zone dell'ultima concessione, che coprono tutti i perimetri minerari delimitati nel 1881, vennero concessi dal Demanio dello Stato (nella sua qualità di proprietario) alla Società Montecatini i giacimenti ferrosi fuori dal perimetro minerario e compresi nella fascia litoranea fra Rio Marina e Porto Azzurro; la Società Montecatini, dopo aver limitato le proprie ricerche nelle località di Ortano e Terra Nera, cessò l'attività nel 1970 non avendo raggiunto risultati apprezzabili e le aree interessate, sia di proprietà demaniale, sia private, furono indirizzate, dalla stessa Società, ad iniziative turistiche, non presentando più alcun interesse minerario.
Per quanto riguarda l'area mineraria, la Nuova Italsider fu l'ultima società concessionaria, con atto di rinnovazione, dal 1° Gennaio 1971 al 31 Dicembre 1980, termine poi prorogato fino al 31 Dicembre 1982.
Rientravano nella concessione in capo alla società Italsider:
1. le miniere di Rio Marina, Vigneria, Rio Albano, la miniera di Terra Nera, la miniera di Calamita e la miniera di Ginevro;
2. il bosco demaniale di monte Giove, nel comune di Rio Marina.
La Nuova Italsider, come società concessionaria, poteva estrarre tanto il minerale di ferro, compresa la pirite, quanto il minerale di manganese, nonché i silicati ferro-calciferi, il quarzo, il calcare e le terre coloranti; doveva utilizzare anche le discariche costituenti le terre ferrifere per ottenere un prodotto che costituisse almeno la metà della produzione totale.
Per la concessione la Società doveva versare una cauzione di 15 milioni di lire, restituibile alla fine della concessione stessa, e annualmente 15 milioni di lire per l'uso degli immobili, degli impianti fissi, dei macchinari e dei mobili di proprietà dello Stato compresi nella concessione. Per lo sfruttamento delle miniere, la concessionaria corrispondeva un canone di 60 lire per tonnellata per i minerali di ferro, di 100 lire per tonnellata per le terre decoloranti, di 200 lire per tonnellata per i minerali di manganese, di pirite e per i solfuri, di 20 lire per tonnellata per il quarzo, mentre per il calcare e gli altri prodotti non era previsto alcun canone.
Erano a carico della concessionaria alcune indennità tradizionali annue corrisposte a comunità e confraternite, nonché tutte le spese per manutenzione, innovazioni e restauri occorrenti ai beni mobili ed immobili esistenti nella concessione.
I mobili, le macchine, gli utensili e gli attrezzi dovevano essere mantenuti in modo tale che al momento in cui veniva a cessare la concessione il loro valore complessivo non dovesse essere inferiore a quello risultante dagli inventari datati 12 aprile 1927 moltiplicato 60 volte.
Per la vigilanza del bosco demaniale di monte Giove dovevano essere adibiti almeno due guardiani sotto pena, in caso di inadempienza, di pagare al Demanio il doppio del danno eventuale.
Al termine della concessione i terreni e gli immobili eventualmente acquistati od espropriati dalla concessionaria si sarebbero aggiunti a quelli già in possesso del demanio senza alcun rimborso o indennità. I fabbricati e quant'altro fosse stato costruito direttamente, o a mezzo terzi, per il servizio delle miniere sarebbe divenuto di piena proprietà dello Stato senza obbligo di compenso per il prezzo di acquisto o di costruzione.
La produzione doveva essere interamente destinata agli stabilimenti di fusione nazionale e la concessionaria doveva escavare una quantità complessiva minima di 150.000 t/anno di minerali senza eccezione di qualità. L'estrazione, l'esportazione e l'utilizzazione della pirite doveva risultare non inferiore alle 10.000 t/anno per una disponibilità dei grezzi a tenore di zolfo minimo del 12%.
La concessionaria doveva eseguire, con mezzi propri e a proprie spese, tutti i lavori di esplorazione e di ricerca ritenuti utili per stabilire le disponibilità minerarie del territorio concesso e doveva fornire i locali ed i mobili necessari ad uso ufficio ed alloggio del Delegato Governativo.
Alla scadenza della concessione:
- tutte le proprietà stabili e mobili dovevano essere restituite allo Stato in condizioni non deteriori a quelle risultanti dagli inventari in data 12 Aprile 1927
- si doveva procedere ad una nuova descrizione e stima della proprietà e se la differenza fosse risultata positiva l'incremento sarebbe stato tutto a vantaggio dello Stato
- il Demanio si riservava la facoltà di acquistare a prezzo di stima le macchine, le provviste, gli attrezzi, gli utensili e gli arnesi nuovi che la concessionaria avesse aggiunto a quelli ricevuti in consegna
- cessava ogni diritto della concessionaria di disporre per qualunque titolo delle giacenze di minerale estratto che si trovasse sui piazzali delle miniere e detti prodotti dovevano essere restituiti al Demanio che li avrebbe ricevuti, se mercantili, al prezzo di costo dell'ultimo anno.

