Due riflessioni su pensiero forte/pensiero debole

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Di questi tempi va molto di moda parlare di pensiero forte e pensiero debole. Soprattutto alcuni intellettuali, prendono a riferimento le posizioni più integraliste delle gerarchie ecclesiastiche e del nuovo Partito delle Libertà, per ergersi a difensori del pensiero occidentale nei confronti delle culture “altre da noi”. Si manifestano nuovi Cavalieri di Malta a difesa del Santo Sepolcro.

Il ragionamento è il seguente: la cultura occidentale, intesa come pensiero di origine giudaico-cristiana, subisce un attacco senza precedenti in particolare dalla cultura araba e dalla religione islamica, viste come un unicum, trasportato attraverso il mare fin sulle nostre coste, dai grandi movimenti di migrazione, che avvengono in Africa. L’approccio che generalmente abbiamo con questo fenomeno è da posizioni di debolezza. Il nostro pensiero è intriso di negatività e di critica autodistruttiva. E’ l’ora di finirla con questo atteggiamento, dobbiamo, con un’operazione puramente soggettiva, riaffermare la nostra potenza. E visto che di atto di fede si tratta, chi meglio della Chiesa Cattolica Romana può fornire i capisaldi di riferimento ?

Il problema è che un pensiero, frutto di una cultura forte, non ha necessità di affermarsi come tale. Un pensiero forte si confronta tranquillamente con le culture altre da sé, perché ha la certezza del proprio equilibrio. Non ha bisogno di risalire alle Sacre Scritture, ma si basa semplicemente sulle leggi che storicamente ha prodotto e che costituiscono il collante della propria convivenza civile.

Da questo punto di vista, la nostra è una società debole. Sono in larga parte venuti a mancare i collanti tra i soggetti. Ideologia e religione, educazione e interesse generale, non assolvono più a questo ruolo. Viviamo in un paese che ha perduto la propria identità collettiva ed ha difficoltà a rispettare le proprie leggi. Quando ci scagliamo contro i comportamenti di alcuni emigrati nel nostro paese, forse dovremmo riflettere sul fatto che noi italiani siamo i primi a non rispettare le leggi di questo paese. Non siamo un esempio credibile per gli ultimi arrivati. Siamo una società estremamente debole. Da questo dovremmo partire per affrontare il tema.

Pensiamo poi al fatto che alcuni di questi emigrati provengono da paesi dove, sorretto da basi religiose o politiche, il rispetto della legge era ed è garantito da forme di governo assolutista. Molti di loro rispettavano, e rispettano, le leggi del proprio paese di origine unicamente per paura delle pene. Oggi si trovano in un paese dove non esiste la certezza del diritto e si è perduto il nesso tra questo e la pena.

Un Rom, nemico contro il quale scagliarsi, non si nega a nessuno. Un punto di partenza chiaro dal quale partire, mi sembra, si neghi a tutti.

 

 

 

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